Joann Sfar autore - disegnatore e viceversa

Autore molto prolifico ed eclettico Joann Sfar fa parte di quella generazione di fumettisti che escono fin da subito dai cosiddetti codici della Bande Dessinèe tradizionale. La BD più popolare spesso obbliga molti autori ad avere un disegno bello, ben eseguito ma in certi casi anche costruito e in qualche modo manierista, oppure una scrittura inquadrata in schemi ben precisi, che magari passa dal presentare all’editore un soggetto dettagliato, poi scrivere una sceneggiatura, fare delle ricerche e schizzi, per poi disegnare accuratamente tutto. Tutto perfetto per fare un buon lavoro, si direbbe, ma la spontaneità e l’interiorità di un narratore per immagini, possono esserne soffocate.





Niente di tutto questo nel lavoro di Sfar. Il racconto e il disegno con lui nascono in modo naturale, seguendo soprattutto da quella che lui stesso definisce come la sua “religione” cioè il disegno. Un disegno che non deve essere necessariamente “bello” a livello tecnico, ma che è allo stesso tempo espressione grafica vera dell’autore, e racconto. Hugo Pratt, uno degli autori preferiti di Sfar assieme a Fred, Roald Dahl, Sempè diceva spesso “disegno come scrivo e scrivo come disegno “ e definiva il fumetto “letteratura disegnata”.

La linea che scrive i dialoghi è quindi la stessa linea che disegna personaggi e ambienti, e viceversa, e così come la scrittura esprime secondo la grafologia la personalità di chi scrive, anche il disegno in Sfar segue la stessa logica, anzi E’ scrittura. E lo si vede infatti in tante sue opere, come ad esempio la famosa serie de Il Gatto del Rabbino, con le vignette tracciate liberamente e arrotondate, così come anche il tratto del disegno è apparentemente libero e non costruito. La semplicità nell’aspetto dei suoi personaggi fa sì che il lettore riconosca immediatamente la loro personalità e ciò che intendono rappresentare.

Attraverso le sue storie, Sfar racconta sia quello che pensa riguardo alle società che lo circonda, affrontando diverse tematiche, dalle sue origini ebraiche-algerine e ukraine, la religione, la sessualità con un approccio che invita a riflettere, in modo ironico.
Così anche nel gatto del rabbino, troviamo un gatto intelligente e che a un certo punto dopo aver ingoiato il pappagallo del padrone, inizia a parlare, perfino a mentire (cosa che lui definisce un potere non da poco) e via via che la storia si dipana, fare parecchie critiche all’ideologia religiosa che è parte stessa della vita e dell’essenza del rabbino 
Il gatto sostanzialmente rappresenta il punto di vista dell’autore. Sarebbe poco interessante e di certo non affascinante per Sfar parlare in prima persona, come diversi autori fanno negli ultimi anni in graphic novel autobiografiche o quasi. Usando il gatto abbiamo un personaggio che è l’essenza stessa della libertà, animale mai sottomesso e sempre indipendente, che quindi pur amando il rabbino e sua figlia, che per lui è la sua vera padrona, lo mette di fronte ai suoi limiti. Ma allo stesso tempo, chiede di ricevere insegnamenti. Il rabbino deciderà quindi di insegnargli la Torah per farlo diventare un buon gatto ebreo che non mente. 

Sfar, sempre adattando alla tematica il suo approccio al racconto disegnato, spazia in diversi tipologie di BD, sia più adulte, oppure biografiche, ma anche quella dedicata ai più piccoli, che definisce come la più difficile da realizzare. Per loro ha ad esempio creato la serie Le petit vampire, un personaggio dall’aspetto molto semplice che anche un bimbo può disegnare facilmente. In questo modo i giovani lettori entreranno più facilmente nel mondo disegnato. 

Pur essendo un autore notissimo in Francia e in Europa Sfar così come altri autori è poco noto proprio in Israele dove il fumetto (la BD in francese) è purtroppo un'arte ancora ritenuta minore. Con il linguaggio del fumetto che mette insieme immagine e parola invece, si possono comunicare storie ed emozioni in modo immediato e comprensibile, soprattutto per i più giovani e per chi ha una mente più aperta-

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