Flow – un mondo da salvare
Siamo n un mondo dove la natura sembra
essere tornata la padrona di tutto.
Abbiamo tanta vegetazione e case
abbandonate. Abbiamo anche acqua. Tutto è invaso dall’acqua il cui
livello aumenta a vista d’occhio. Dove sono finiti gli umani ?
Morti tutti ? Mistero. Troviamo però un gattino nero;
indifeso, fragile, ma anche felino, quindi indipendente, diffidente.
Forse gli manca il suo umano, chissà. Il gattino si aggira dentro una
casa di legno. Sale sempre più in alto perhè le acque si alzano.
Alla fine la casa la deve lasciare, se non vuole annegare.
Così suo
malgrado inizia l’avventura. Le sue espressioni , le sue movenze,
la sua “gestualità”, ci parlano; incontrerà altri animali
mentre cerca di sopravvivere. Prima una volpe e un branco di cani
che si vogliono appropriare anche di quel poco che trova per
mangiare. Impaurito, scappa, corre via il più lontano possibile. E
intanto l’acqua sale e scorre. Flow. E noi, temiamo per lui.
Costretto dagli eventi, il gatto dovrà rifugiarsi su una barca un
po’ malandata dove troverà un bradipo simpaticissimo e anche una
scimmietta che lo prendono con loro.
Il bello di Flow è proprio
il fatto che si esprime a diversi livelli. Gli animali sono resi come
animali veri; ognuno ha la sua personalità ed è attraverso i loro
versi e il loro comportamento che ne intuiamo il carattere. Il gatto
è impaurito, ma trova poi il coraggio di superare le sue difficoltà
e di unirsi ad altri animali- solo insieme superando le differenze:
si può sopravvivere in circostanze terribili – sembra dirci il
film. Il bradipo è pigro, lento e dorme spesso, ma è intelligente,
la scimmietta, possessiva, accumula gli oggetti che brillano e cerca
sempre cibo.
La volpe e il cane assieme ad altri cani, – i cattivi
diciamo- sono violenti e si approfittatori. C’è un solo cane,
buono, che si unirà ai nostri beniamini. Infine, un airone che fa
parte di uno stormo. Sembra ostile, ma… forse il gatto ha
frainteso. Ecco, senza voler rivelare il resto del film, la storia è
questa. Una natura che ritorna a prendere il sopravvento e animali
che tentano di sopravvivere a quello che sembra la conseguenza di un
diluvio o altra catastrofe. Tutto è diretto con delicatezza, mai
noioso e anzi, temiamo sempre per la sorte dei nostri protagonisti.
Molti animali saranno morti e questi forse sono tra i pochi rimasti.
Come se la barca fosse un’improvvisata Arca di un Noè che non
esiste. Anzi, forse è solo amicizia e voglia di sopravvivere. Ma ci
sono altri begli aspetti che riguardano Flow. Il design dei
personaggi: ogni animale è ben studiato nei suoi comportamenti
naturali e ha una sua personalità. Niente è lasciato al caso. Dal
punto di vista visivo, non sono resi al massimo del realismo. Questo
però diventa una scelta artistica ed un vantaggio.
Gli ambienti sono
resi in maniera più realistica, seguendo la regola che troviamo
spesso sempre in molti cartoni: ambienti più rifiniti, spesso
pittorici e personaggi al tratto con colori piatti. La colonna sonora
evidenzia i momenti più cupi e quelli più lievi o rilassati senza
essere mai frastornante. L’uso del colore è ottimo così come la
fotografia. Un bel film con tanti sottotesti e che quindi può essere
apprezzato sia dai più piccoli, comunicando amore per la natura e
per gli animali, sia dai più grandi, anche perché la situazione che
descrive, fa molto riflettere, c’è il tema del superamento delle
differenze, quello ecologico, e si mette da parte l’uomo, dando
importanza tutto il resto. Ma ecco una parte ancora più
interessante.
Gints
Zilbalodis ha realizzato questo suo primo
lungometraggio senza avere un grande budget. Solitamente per un film
d’animazione si spendono tanti soldi. E’ sempre un lavoro
d’equipe che richiede tante maestranze. Anche oggi con le nuove
tecnologie e l’utilizzo di programmi di modellazione e animazione
3D richiede comunque tanti tecnici specializzati. Ma il regista,
animatore a sua volta riesce realizzare Flow con soli 3 milioni di
euro anziché i 30, 50 o più di altri film. Come ? Utilizzando un
programma 3D ma open source: Blender.
Blender è gratuito e gode di
una vastissima comunità di utenti e appassionati di tutto il mondo.
E’ diffuso attraverso una fondazione Olandese, guidata da Ton
Roosendaal, che
ne cura da tanti anni lo sviluppo aiutata da donazioni degli stessi
utenti e da investitori anche importanti, ma chiunque può scaricarlo
e usarlo. Quindi Gints costruisce Flow coinvolgendo la fondazione e
la comunità, cercando persone che vogliano/sappiano animare i suoi
personaggi e aiutarlo a costruire il suo film e fa molto anche da
solo. Ne esce questo capolavoro.
La realizzazione di Flow a mio
avviso rappresenta una rivoluzione per l’animazione contemporanea.
Un lungometraggio indipendente in grado di rivaleggiare con i
prodotti delle majors, realizzato da poche persone. Teniamo conto
anche della qualità narrativa del film, superiore a quella di molti
altri di questi ultimi anni. Flow dimostra come le idee contano e che
davvero oggi si può realizzare con meno risorse un prodotto di
valore. Non sono sempre i soldi a vincere, ma a volte l’arte quando
è davvero tale, quando emoziona davvero, prevale. Ed ecco perché
Flow ha vinto il premio Oscar per l’animazione 2025.
immagini © Dream Well Studio, Take Five, Sacrebleu Productions
Articolo pubblicato sulla rivista Lumières Internationales n°51 ALM Editions - Paris